Giulio Casale

“coscienza c”

nuovo brano (10/2017)

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Giulio Casale

“coscienza c”

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“coscienza c”

L’incomprensione tra gli esseri umani è stata più volte al centro di letteratura e teatro del ‘900. Oggi, cambiata l’agorà, virtualizzati i rapporti personali, essa assume spesso connotati grotteschi, o anche solo risibili. Ci s’insulta, tra l’altro, con una facilità che ha molto poco a che fare con la libertà, mi pare.

La canzone racconta proprio di un fraintendimento, forse un errore digitando sulla tastiera, nel bel mezzo di una chat: una lettera in più o in meno e l’intero discorso (dialogo?) muta completamente il suo significato, e d’altronde anche ogni giudizio conseguente.

Chissà cosa significa veramente, oggi, coscienza critica.

Vivere dovrebbe costare meno, comunque.

G.

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“coscienza c”

L’incomprensione tra gli esseri umani è stata più volte al centro di letteratura e teatro del ‘900. Oggi, cambiata l’agorà, virtualizzati i rapporti personali, essa assume spesso connotati grotteschi, o anche solo risibili. Ci s’insulta, tra l’altro, con una facilità che ha molto poco a che fare con la libertà, mi pare.

La canzone racconta proprio di un fraintendimento, forse un errore digitando sulla tastiera, nel bel mezzo di una chat: una lettera in più o in meno e l’intero discorso (dialogo?) muta completamente il suo significato, e d’altronde anche ogni giudizio conseguente.

Chissà cosa significa veramente, oggi, coscienza critica.

Vivere dovrebbe costare meno, comunque.

G.

Giulio Casale

“tutto cadeva”

nuovo brano (07/2017)

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Giulio Casale

“tutto cadeva”

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“tutto cadeva”

Questo precipitare, questo venir meno di ogni appiglio sostanziale, ideale e identitario, che più o meno tutti percepiamo. Io lo sento, e lo assorbo da quasi ogni persona che incontro. Il vero spaesamento, etimologico persino. Una faccia non certo trascurabile dello Zeitgeist.

Però sento anche l’ambivalenza intrinseca nel venir meno del mondo così come lo conoscemmo. Sento anche le (almeno ipotetiche) infinite possibilità che si spalancano – appresso al “vuoto”. Un bellissimo vuoto, oh.

E allora anche una musica già come un ritornello, un refrain insistito, con la sua propria cercata leggerezza.

Perché poi è sempre stato così: senza lividi nessuno s’illumina. E ben vengano dunque anche certe cadute.

G.

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“tutto cadeva”

Questo precipitare, questo venir meno di ogni appiglio sostanziale, ideale e identitario, che più o meno tutti percepiamo. Io lo sento, e lo assorbo da quasi ogni persona che incontro. Il vero spaesamento, etimologico persino. Una faccia non certo trascurabile dello Zeitgeist.

Però sento anche l’ambivalenza intrinseca nel venir meno del mondo così come lo conoscemmo. Sento anche le (almeno ipotetiche) infinite possibilità che si spalancano – appresso al “vuoto”. Un bellissimo vuoto, oh.

E allora anche una musica già come un ritornello, un refrain insistito, con la sua propria cercata leggerezza.

Perché poi è sempre stato così: senza lividi nessuno s’illumina. E ben vengano dunque anche certe cadute.

G.

Giulio Casale

“sono corpo”

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Giulio Casale

“sono corpo”

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“io innanzitutto sono corpo”

Mi pare che il nostro tempo abbia completamente scordato l’originaria unità di psiche e corpo.
Da un po’ rincorrevo l’idea di cantarla invece quest’unità, specialmente in un pezzo che è anche brevissima storia/sunto di maschio occidentale medio (infanzia, gioventù, paternità), tutti quei piccoli dispiaceri a sommarsi e a sedimentarsi, lavorando di certo nel profondo di noi.
E poi… l’amore. Forse.

Buon ascolto.

G.

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“io innanzitutto sono corpo”

Mi pare che il nostro tempo abbia completamente scordato l’originaria unità di psiche e corpo.
Da un po’ rincorrevo l’idea di cantarla invece quest’unità, specialmente in un pezzo che è anche brevissima storia/sunto di maschio occidentale medio (infanzia, gioventù, paternità), tutti quei piccoli dispiaceri a sommarsi e a sedimentarsi, lavorando di certo nel profondo di noi.
E poi… l’amore. Forse.

Buon ascolto.

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Giulio Casale

“resto io”

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“si sono presi gioco di noi e tu ancora ne vuoi”

Tornare a la musica registrata e prodotta (ma in tanti, eh, bellissima squadra – insieme) sarà stato un po’ come tornare a se stessi; e dico in fondo, proprio al mio fondo originario. Mantenendo quindi ancora fede a la mia infanzia, a Le Sue promesse. Per questo oggi, tra i tanti titoli già pronti e a fuoco, non potevo che scegliere quella che si chiama resto io, per metafora e dunque verità personale.

Poi quando dico (canto) “io” intendo dire (cantare) ancora “noi”, è chiaro: ma in caso non sia chiaro a bastanza posso ripeterlo all’infinito. Mai una volta avrò fatto autobiografia, e tantomeno pubblicato diari intimi. Zeitgeist e basta, come se fosse poco, inadeguatamente poco.

E se si pensa di tornare è solo perché non si è partiti mai veramente. Mai me ne andai, cantavo sempre, cantai ancora tanto e altro – tutto qua.

Ma quanto ci vorrebbe un vento forte ora, di questi tempi dico, un vento implacabile e costante ma davvero: inesorabile.

Inesorabile per tutti – mica (solo) per me.

G

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“si sono presi gioco di noi e tu ancora ne vuoi”

Tornare a la musica registrata e prodotta (ma in tanti, eh, bellissima squadra – insieme) sarà stato un po’ come tornare a se stessi; e dico in fondo, proprio al mio fondo originario. Mantenendo quindi ancora fede a la mia infanzia, a Le Sue promesse. Per questo oggi, tra i tanti titoli già pronti e a fuoco, non potevo che scegliere quella che si chiama resto io, per metafora e dunque verità personale.

Poi quando dico (canto) “io” intendo dire (cantare) ancora “noi”, è chiaro: ma in caso non sia chiaro a bastanza posso ripeterlo all’infinito. Mai una volta avrò fatto autobiografia, e tantomeno pubblicato diari intimi. Zeitgeist e basta, come se fosse poco, inadeguatamente poco.

E se si pensa di tornare è solo perché non si è partiti mai veramente. Mai me ne andai, cantavo sempre, cantai ancora tanto e altro – tutto qua.

Ma quanto ci vorrebbe un vento forte ora, di questi tempi dico, un vento implacabile e costante ma davvero: inesorabile.

Inesorabile per tutti – mica (solo) per me.

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